HASTA SIEMPRE CAMARADA!

 

 

Mi dicono spesso: "ma perché Che Guevara? Con tutti i nostri Eroi..."
Vero, ma per me Ernesto Guevara è stata una conquista, me lo sono sudato, gli altri erano un'eredità.
Chi di noi non si è abbeverato al misticismo di Codreanu? Mistico e misterioso, se il giudice Vigna voleva arrestarlo, lo cercava nelle caserme della Sardegna.
Chi di noi non si è nutrito della figura di Ettore Muti? Abbiamo tutti mangiato pane e Mutella.
Chi di noi non ha deriso i Supereroi venuti d'oltre oceano, pensando all'invincibile Degrelle?

Quando hai un tridente formato da Pavolini, Bombacci e Farinacci, la partita non la giochi neanche più.
Se poi, prima che arrivassero gli Zico ed i Maradona, nella tua squadra avevi già Josè Antonio e Peron, beh...vinci per manifesta superiorità.

 

 

 

Amedeo Lawrence

 

 

 

“Comandante Diavolo!”
La vittoria galoppa al comando di Amedeo Guillet
Eritrea 1941, la carica di cavalleria contro i carri armati inglesi

Gli zoccoli dei cavalli al galoppo pestavano forte la terra ma era il rombo dei carri e delle autoblindo a riempire l’aria sovrastando la valle. I tre carri armati britannici Matilda nuovi di zecca avanzavano con la baldanza di chi sa di non avere rivali. La fanteria indiana li seguiva. All’improvviso, centinaia di cavalieri sbucarono urlando da uno uadi nel quale s’erano acquattati e si gettarono contro il centro della colonna. L’attacco improvviso creò grande confusione. Nessuno si aspettava una cosa del genere. Gli italiani erano in fuga ed era del tutto imprevedibile una carica di cavalleria contro carri armati e autoblindo. Era certamente un’azione disperata, l’atto di chi oramai non aveva nient’altro da perdere se non la propria vita. Non di rado i soldati italiani venivano accusati di difettare d’organizzazione e disciplina, ma avevano anche e più volte dimostrato di avere fegato. In quelle ore dimostrarono di averne in abbondanza i cavalieri che continuavano a

 

GALATEO: discutere e usare i social

 

 

 

Le condizioni necessarie della discussione, quelle, cioè, tolte le quali non si dà alcuna discussione, sono in generale due (e chi discute è responsabile della loro applicazione): il principio di cooperazione e il principio di carità interpretativa (al riguardo vedi Paul Grice 1993).
Se non accettiamo di cooperare per comporre la nostra divergenza di opinioni, facciamo altro: non stiamo davvero discutendo, il nostro è un esercizio retorico o manipolativo.
Se non interpretiamo in modo adeguato quanto il nostro interlocutore ci dice, se per esempio facciamo finta che dica cose diverse da quelle che ha effettivamente detto o gli chiediamo di rendere conto di ogni parola usata, pratichiamo la tattica del filibustiere (che boicotta la discussione fingendo di accettarla).