FERRUCCIO FERRUCCI

Il condottiero che scalava le mura

e menava coltellate

 

«…fui forzato a far di quelle cose che non erano l’offizio mio; e così imbracciai una rotella, e dando coltellate a tutti quelli che tornavano indietro, finalmente saltai in su quel riparo con una testa di cavalleggieri a piedi armati di tutte arme, con una picca in mano per uno, insieme con alcune lancie spezzate che io ho appresso di me; ed insignoritici del riparo, cominciammo a spingerci innanzi, e guadagnammo la piazza e l’artiglieria con grande uccisione di loro, togliendo loro due insegne, e vi morì un capitano; e così ci volgemmo a combatter casa per casa tanto che c’insignorimmo del tutto. La notte ne sopravvenne, nè si potette andar più avanti, ed eravamo in modo stanchi che nessuno poteva stare più in piedi. Feci tirar quella tanta artiglieria che avevo lor tolta sotto la fortezza, e metter le sentinelle, e lasciai a guardia della piazza…».

 

 

 

SPURIO LIGUSTINO

IL SOLDATO CHE MISE IL SENATO SULL'ATTENTI

 

A Roma c’è trambusto per l’arruolamento dei soldati per andare a combattere contro il re Perseo. Sarà la terza guerra macedonica (171-168 a.C.) e farà della Macedonia una provincia romana. Le rivalità fra consoli, ex consoli, pretori, tribuni… insomma all’interno della classe politica stanno complicando perfino le operazioni di leva oltre ad avviare manovre e contromanovre per i posti di comando. Un acceso dibattito si sviluppa dinanzi al popolo e ai tribuni della plebe. Dopo l’intervento di Marco Popìlio Lenate (era stato secondo console con Lucio Postumio Albino, il quale poi comanderà la seconda legione a Pidna sotto il comando di Lucio Emilio Paolo), chiede la parola un anziano centurione.
Quel discorso ci è stato tramandato da Tito Livio nella monumentale “Ab Urbe Condita libri CXLII” e grazie a questo storico vissuto tra il 59 a.C. e il 17 d.C., sappiamo cosa il centurione disse e, soprattutto, quale tipo d’uomo fosse.

 

 

 

Guerra civile americana (1861-1865)


ANCHE UN GARIBALDI COMBATTE' CON I SUDISTI



«La nostra brigata è entrata in battaglia per due volte, la seconda volta sulle barricate del fronte yankee e li abbiamo fatti scappare… Nel combattimento ho trovato una cartella piena di carta da lettere e buste delle quali avevo bisogno e un cappotto di tela cerata, i nostri ragazzi ora hanno una buona provvista di tela cerata». Dalla Virginia scriveva così alla moglie Sarah Poor il sergente John (Giovan Battista) Garibaldi all’indomani della battaglia di Chancellorsville.
Fra le principali e più sanguinose della guerra civile americana (12 aprile 1861 - 9 aprile 1865), quella di Chancellorsville vide la vittoria dell’Armata confederata della Virginia settentrionale comandata dal full general Robert Edward Lee contro l’Armata del Potomac del major general Joseph Hooker.

Per avere un’idea delle collocazioni gerarchiche, annotiamo che nell’esercito italiano Lee sarebbe stato un generale d’armata e Hooker un generale di divisione.

 

 

 

 

 

ESERCIZI PER L’ESSERE RELIGIOSO

 

17 dicembre 2015
Rubrica di Lanfranco Calbonati


Con piacere e per amicizia con gli animatori di queste pagine, ho accolto l’invito a tenere una breve rubrica con cadenza periodica sul tema della spiritualità tradizionale, o, per meglio dire, sui modi tramite i quali, chi è vicino alla nostra visione politico-culturale mondo, può attuare delle pratiche religiose proprie del riconoscersi come uomini e donne radicati nell’ecumene italico e europeo.
La sfida che mi propongo è quella di avanzare delle proposte che non risultino superficiali, ma al contempo pratiche, semplici, chiare, non cervellotiche. Inoltre, che si pongano su un piano marcatamente differente degli ormai onnipresenti consigli di stampo “New Age”, indifferenziati e globalizzati, cui addirittura molti esponenti delle religioni più diffuse si piegano . Noi ci riferiamo piuttosto a un’eredità, ancorché mutuata e attualizzata (come è giusto che sia), che ci consegna un

 

 

 

 

SOLSTIZIO D'INVERNO

 

“In linguaggio astronomico il solstizio d’inverno è il giorno in cui il sole tocca il punto più basso dell’ellittica, quasi come se si allontanasse e sprofondasse nella notte. All’epoca delle grandi glaciazioni, l’umanità di razza bianca rimasta sul continente europeo celebrava in questo giorno la morte e la resurrezione del sole. All’alba, dopo la notte più lunga dell’anno, fuochi a forma di ruota salutavano il sole invitto risorgente dall’abisso. Oggi, sull’orizzonte dell’Europa, è solstizio d’inverno, un interminabile inverno di servitù e di vergogna. Ma noi crediamo, noi vogliamo credere all’imminente resurrezione della luce”.

Adriano Romualdi

Il solstizio d'inverno nel vecchio calendario Giuliano cadeva il 25 dicembre e celebrava le nozze della notte più corta con il giorno più lungo. La rinascita del mondo.

Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo”, perchè nell’emisfero nord della terra, nei giorni  dal 22 al 24 dicembre, il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore.