LA RAZZA DELL'UOMO SFUGGENTE

 

Avere il coraggio delle proprie idee, difenderle, essere fedeli a se stessi, sono due cose molto importanti e che devono avere sempre la centralità nel nostro agire quotidiano, perchè uno dei principali limiti riscontrati in passato e non solo per quanto attiene allo stile del militante e di chi si ritiene impegnato in una battaglia per la difesa dei valori, è la coerenza nei comportamenti, l'esser conseguenti ai pensieri e alle parole. Il tema è delicato, perchè già farlo oggetto di parole può implicare un tradimento del suo nucleo valoriale, ma è giusto aver presente che la formula con cui spesso si sono risolte, sempre a parole, le proprie contraddizioni personali, ovvero quella della grande guerra santa, della guerra interiore ai propri freni e ai propri limiti, è valida se appunto implica una guerra aperta e permanente. Chi scrive non ritiene naturalmente di aver raggiunto grandi traguardi da questo punto di vista, ed è anche dell'idea che sia sempre possibile, oltre che facile, ingaggiare quella lotta, non per questo si deve mollare la presa, se si è individuato anche questo come un momento di realizzazione di se.

 

 

 

 

IL MITO INDOEUROPEO

 

Nonostante negli ultimi anni, anche all’interno della destra radicale, in molti siano stati sedotti dal pensiero politicamente corretto dell’antieuropeismo, noi continuiamo a credere nell’Europa Nazione. Tale scelta non deriva solo dal rispetto verso quei giovani camerati che hanno donato la propria vita nelle fiamme di Berlino ma anche dalla consapevolezza che, in un mondo globalizzato, continuare a difendere i vecchi nazionalismi sia quanto meno inutile e ridicolo. Già negli anni Settanta Adriano Romualdi lanciava strali contro le posizioni patriottarde di chi, così facendo, rinnegava nei fatti l’impronta europeista dei fascismi storici. Oggi, purtroppo, siamo tornati ancor più indietro.

Ma affinché il sogno europeo non rimanga uno sterile esercizio letterario è necessario trovarne un Mito fondatore, cioè un passato storico che serva da esempio per un progetto per l’avvenire, secondo la concezione sferica della storia descritta mirabilmente da Giorgio Locchi.

 

 

 

 

IL SILENZIO DEL SOLDATO POLITICO

 

Impersonalita’ dell’azione, spirito di servizio, consegna al posto assegnato, disciplina, coerenza  , ma soprattutto silenzio attivo.
Sembrano termini lontani e desueti, ma per secoli hanno rappresentato in Europa   il modello cavalleresco da seguire e  in una trasmissione orale si è tramandata di generazione in generazione sino a Noi.
Nell’epoca odierna dominata dal frastuono esistenziale, dall’apparire spesso invadente e legato all’effimera autorappresentazione di se’ a tutti i costi, i cui frutti si possono tranquillamente vedere sui social network, vera e propria incitamento all’esibizionismo ed all’autocompiacimento, quasi erotico, questi termini sembrano aver perso ogni tipo di fascino e di richiamo.
Anche il termine Soldato politico, che ebbe la sua fortuna nei travagliati anni settanta   , a volte interpretato  in modo distorto ed arbitrario, non viene piu’ usato, proprio in quell’ambiente che ne dovrebbe essere l’alveo naturale ed il depositario.
Eppure, il tipo umano in questione non è affatto scomparso   , ho la fortuna di conoscerne alcuni e di verificare costantemente che ne esistono ancora.

Forse, quel tipo umano oggi è ancora piu’ in “silenzio” perche’ il frastuono esterno è aumentato a dismisura  e  il palcoscenico della vita si presta oggi piu’ a ruoli piu’ chiassosi, ma continua ad operare laddove uno meno se lo aspetta.

 

 

 

PADRONI DEL NOSTRO DESTINO



Cos’è il tempo e come ci relazioniamo con esso? Da cosa, o chi, dipende il suo scorrere inevitabile? Secondo le antiche concezioni del mondo preesistenti ai tre monoteismi, lo scorrere del tempo è rappresentato in modo ciclico. Gli antichi, osservando il mondo, ritennero che lo stesso fosse caratterizzato da alcune costanti: per esempio l’alternanza delle stagioni o il ripetersi dei fenomeni, come il sorgere ed il tramontare del sole. Da ciò dedussero che la storia, cioè lo scorrere del tempo, fosse caratterizzato da numerose ripetizioni, non avendo né principio né fine. Basti pensare alla dottrina delle quattro età di Esiodo (Oro, Argento, Bronzo, Ferro) o a quella dei quattro Yuga della religione induista. Questa concezione permetteva all’uomo di non esaltarsi eccessivamente nei periodi positivi, sapendo che prima o poi sarebbero arrivati i tempi bui, ma anche di non abbattersi durante quest’ultimi, perché sarebbero comunque giunti alla fine, sostituiti da tempi d’oro.
In seguito, con il diffondersi delle religioni monoteiste, sarebbe prevalsa una diversa concezione del tempo, quella lineare. In questo caso, la storia ha un inizio ed una fine precisi; anzi, la storia stessa è giudicata in modo negativo ed il mondo rappresentato come “una valle di lacrime”. Basti pensare alla narrazione biblica. In principio c’era il

 

 

 

HANS VON SEECKT, O LE UOVA DEL DRAGO

 

È questa un'ora cruciale per il corpo ufficiali della Reichswehr.

Il suo comportamento nell'immediato futuro determinerà se

il corpo ufficiali potrà mantenere la guida del nuovo esercito.

 


Abituati alle figure mitiche e un po' fuori dagli schemi come quelle di Junger, La Rochelle o von Salomon, può risultare strano porre lo sguardo su quella del generale Johannes Friedrich Leopold von Seeckt, detto Hans, senza un po' di sufficienza, che potrebbe superficialmente accentuarsi pensando al rapporto ambivalente e in molti casi conflittuale che Hitler ebbe con la casta dei militari.
Stiamo parlando tuttavia di un ufficiale eccezionalmente colto e intelligente che fu protagonista nella Prima guerra mondiale e successivamente fu l'autore principale di quella ricostruzione della Reichswehr basata su una massa ristretta (100.000 uomini) di quadri sottufficiali e su una struttura leggera e flessibile che, sotto certi aspetti, dovrebbe essere il riferimento e il modello metaforico di chi voglia realizzare un'analoga ricostruzione nell'ambito politico. Questo avendo ovviamente chiaro che al momento l'analogia, se non si vuole sconfinare nel grotteswco, finisce lì, ma rimanda anche a situazioni non dissimili, come quella vissuta da Lenin nel tentativo di