LA MONTAGNA COME MAESTRA DI VITA

 

A volte ci sono dei testi che, seppur incompiuti, sono incredibilmente pieni di significati e di insegnamenti di vita. Uno di questi è il Monte Analogo di Renè Daumal, una sorta di avventura interiore con la montagna come protagonista. Quest’ultima è rappresentata come metafora della vita e delle sue difficoltà. Entrambe per anni possono essere vissute in modo superficiale e a distanza ma può sempre arrivare quel giorno in cui ci si decide finalmente di partire dalla base per giungere in cima. Più la salita è ardua e difficile, più siamo stimolati nel superare i nostri limiti. Chiunque abbia provato anche a livello amatoriale una scalata, sa benissimo che le sensazioni più forti si provano non col raggiungere la vetta ma col cammino necessario per arrivarci.

Non si può pensare di giungere in cima in fretta e senza alcuna preparazione. Al contrario, bisogna prima imparare a tenere i piedi ben saldi alla base e poi, con calma e senza fretta, iniziare la salita per giungere in vetta. La cima, inoltre, non rappresenta l’approdo finale. L’impresa infatti si esaurisce solo tornando in pianura, con l’immagine della montagna in lontananza. Questa figura non sarà

 

 

 

 

LA BATTAGLIA DI NONZA DEL 1768

 

Giacomo Casella, l’uomo
che tenne in scacco i Francesi

«Mirate agli ufficiali e sparate a colpo sicuro…. Non sprecate polvere e pallottole…. Voialtri al cannone, puntatelo verso quel gruppo di cavalieri in fondo…Sergente, tieni a freno i tuoi uomini e state pronti per la sortita». Al riparo di un merlo in cima alla rocca, gli ordini del capitano della milizia paolina Giacomo Casella piombavano giù come staffilate sui 1.200 soldati e ufficiali francesi schierati sotto le mura della Torre di Nonza. Al loro comando c’era uno dei generali più attivi nella guerra per la conquista della Corsica, il maresciallo di campo conte di Grandmaison.
Il conflitto durava da quattro anni, da quando cioè, nel 1764, la Repubblica di Genova aveva chiesto aiuto a Luigi XV re di Francia. I Genovesi, padroni della Corsica, ne erano stati cacciati nel 1755 da un’insurrezione guidata dal generale Pasquale Paoli. L’indipendenza della Repubblica Corsa durò 13 anni: finì con la battaglia di Ponte Nuovo.

 

 

 

LA RAZZA DELL'UOMO SFUGGENTE

 

Avere il coraggio delle proprie idee, difenderle, essere fedeli a se stessi, sono due cose molto importanti e che devono avere sempre la centralità nel nostro agire quotidiano, perchè uno dei principali limiti riscontrati in passato e non solo per quanto attiene allo stile del militante e di chi si ritiene impegnato in una battaglia per la difesa dei valori, è la coerenza nei comportamenti, l'esser conseguenti ai pensieri e alle parole. Il tema è delicato, perchè già farlo oggetto di parole può implicare un tradimento del suo nucleo valoriale, ma è giusto aver presente che la formula con cui spesso si sono risolte, sempre a parole, le proprie contraddizioni personali, ovvero quella della grande guerra santa, della guerra interiore ai propri freni e ai propri limiti, è valida se appunto implica una guerra aperta e permanente. Chi scrive non ritiene naturalmente di aver raggiunto grandi traguardi da questo punto di vista, ed è anche dell'idea che sia sempre possibile, oltre che facile, ingaggiare quella lotta, non per questo si deve mollare la presa, se si è individuato anche questo come un momento di realizzazione di se.

 

 

 

 

IL MITO INDOEUROPEO

 

Nonostante negli ultimi anni, anche all’interno della destra radicale, in molti siano stati sedotti dal pensiero politicamente corretto dell’antieuropeismo, noi continuiamo a credere nell’Europa Nazione. Tale scelta non deriva solo dal rispetto verso quei giovani camerati che hanno donato la propria vita nelle fiamme di Berlino ma anche dalla consapevolezza che, in un mondo globalizzato, continuare a difendere i vecchi nazionalismi sia quanto meno inutile e ridicolo. Già negli anni Settanta Adriano Romualdi lanciava strali contro le posizioni patriottarde di chi, così facendo, rinnegava nei fatti l’impronta europeista dei fascismi storici. Oggi, purtroppo, siamo tornati ancor più indietro.

Ma affinché il sogno europeo non rimanga uno sterile esercizio letterario è necessario trovarne un Mito fondatore, cioè un passato storico che serva da esempio per un progetto per l’avvenire, secondo la concezione sferica della storia descritta mirabilmente da Giorgio Locchi.

 

 

 

 

IL SILENZIO DEL SOLDATO POLITICO

 

Impersonalita’ dell’azione, spirito di servizio, consegna al posto assegnato, disciplina, coerenza  , ma soprattutto silenzio attivo.
Sembrano termini lontani e desueti, ma per secoli hanno rappresentato in Europa   il modello cavalleresco da seguire e  in una trasmissione orale si è tramandata di generazione in generazione sino a Noi.
Nell’epoca odierna dominata dal frastuono esistenziale, dall’apparire spesso invadente e legato all’effimera autorappresentazione di se’ a tutti i costi, i cui frutti si possono tranquillamente vedere sui social network, vera e propria incitamento all’esibizionismo ed all’autocompiacimento, quasi erotico, questi termini sembrano aver perso ogni tipo di fascino e di richiamo.
Anche il termine Soldato politico, che ebbe la sua fortuna nei travagliati anni settanta   , a volte interpretato  in modo distorto ed arbitrario, non viene piu’ usato, proprio in quell’ambiente che ne dovrebbe essere l’alveo naturale ed il depositario.
Eppure, il tipo umano in questione non è affatto scomparso   , ho la fortuna di conoscerne alcuni e di verificare costantemente che ne esistono ancora.

Forse, quel tipo umano oggi è ancora piu’ in “silenzio” perche’ il frastuono esterno è aumentato a dismisura  e  il palcoscenico della vita si presta oggi piu’ a ruoli piu’ chiassosi, ma continua ad operare laddove uno meno se lo aspetta.